Questo è il mio ultimo articolo che apparirà sul prossimo numero di PAGINA UNO
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Tolleranza zero
Tolleranza zero
La politica della tolleranza zero è un modello di governo che prevede un'applicazione particolarmente intransigente delle norme di pubblica sicurezza nei confronti delle trasgressioni minori, come il mancato pagamento del biglietto dell'autobus, la prostituzione, gli scippi etc. L'abitudine alla legalità, secondo questa teoria, dovrebbe produrre in breve tempo, insieme alla riduzione della microcrimimalità, anche un calo dei reati maggiori, quali stupri e omicidi.
Questa politica deriva dalla "teoria delle finestre rotte" (broken windows theory) formulata nel 1982 dai criminologi James Q. Wilson e George Kelling, che prevede che se le persone si abituano a vedere una finestra rotta, in seguito si abitueranno anche a vederne rompere altre, e a vivere in un ambiente devastato senza reagire: riparando la finestra, ci si abitua al rispetto della legalità.
Nata negli Stati Uniti (riferita in special modo all'azione amministrativa dell'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani), in Italia l’espressione viene usata e abusata in accezioni diverse, da diverse parti politiche, non necessariamente in relazione alla teoria che ne è alla base: in generale o in riferimento a una particolare categoria di trasgressioni, si tende a parlare di tolleranza-zero (ad es. nei confronti del fumo) come di un generico inasprimento delle sanzioni e dei divieti.
Negli ultimi mesi abbiamo potuto assistere ad un uso sempre più assiduo di questo termine: la cronaca giornalistica ci narra di continuo di fatti più o meno gravi, di cui spesso si rendono protagonisti immigrati o criminali recidivi, fatti culminati nella lotta ai lavavetri intrapresa dal comune di Firenze.
Questo generale sentimento di sdegno popolare ha quindi spinto il governo a cercare di realizzare il concetto di “Tolleranza zero” con un nuovo pacchetto di leggi sulla sicurezza: gesto che non può che generare ilarità, se pensiamo che tale provvedimento intransigente arriva giusto un anno dopo un provvedimento opposto, la famigerata legge sull’indulto.
A nessuno di noi ovviamente piace essere importunati da un lavavetri, dover sopportare accattoni per strada o ancor peggio vivere vicino ad un campo nomadi. E di sicuro non possiamo aspettarci che un governo dai comportamenti schizofrenici, che oggi promette rigore e ieri svuotava le carceri, possa affrontare il problema.
Quindi che fare? A mio modesto parere le risposte che cerchiamo sono come spesso accade da ritrovare nel nostro passato. I nostri antenati infatti hanno dovuto risolvere problemi simili trovando soluzioni efficaci che anche noi oggi possiamo facilmente riproporre.
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Questa politica deriva dalla "teoria delle finestre rotte" (broken windows theory) formulata nel 1982 dai criminologi James Q. Wilson e George Kelling, che prevede che se le persone si abituano a vedere una finestra rotta, in seguito si abitueranno anche a vederne rompere altre, e a vivere in un ambiente devastato senza reagire: riparando la finestra, ci si abitua al rispetto della legalità.
Nata negli Stati Uniti (riferita in special modo all'azione amministrativa dell'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani), in Italia l’espressione viene usata e abusata in accezioni diverse, da diverse parti politiche, non necessariamente in relazione alla teoria che ne è alla base: in generale o in riferimento a una particolare categoria di trasgressioni, si tende a parlare di tolleranza-zero (ad es. nei confronti del fumo) come di un generico inasprimento delle sanzioni e dei divieti.
Negli ultimi mesi abbiamo potuto assistere ad un uso sempre più assiduo di questo termine: la cronaca giornalistica ci narra di continuo di fatti più o meno gravi, di cui spesso si rendono protagonisti immigrati o criminali recidivi, fatti culminati nella lotta ai lavavetri intrapresa dal comune di Firenze.
Questo generale sentimento di sdegno popolare ha quindi spinto il governo a cercare di realizzare il concetto di “Tolleranza zero” con un nuovo pacchetto di leggi sulla sicurezza: gesto che non può che generare ilarità, se pensiamo che tale provvedimento intransigente arriva giusto un anno dopo un provvedimento opposto, la famigerata legge sull’indulto.
A nessuno di noi ovviamente piace essere importunati da un lavavetri, dover sopportare accattoni per strada o ancor peggio vivere vicino ad un campo nomadi. E di sicuro non possiamo aspettarci che un governo dai comportamenti schizofrenici, che oggi promette rigore e ieri svuotava le carceri, possa affrontare il problema.
Quindi che fare? A mio modesto parere le risposte che cerchiamo sono come spesso accade da ritrovare nel nostro passato. I nostri antenati infatti hanno dovuto risolvere problemi simili trovando soluzioni efficaci che anche noi oggi possiamo facilmente riproporre.
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