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Feandil

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Livia Turco ed i respingimenti [15 Jul 2009|11:32am]

noblogo
Commenta Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera: «È una vergogna che all'Italia sia stata fatta richiesta di chiarimento sul rispetto dei diritti umani degli immigrati. È il governo della destra che espone l'Italia a questa umiliazione con le scelte fatte in materia di immigrazione, basate sulla paura e sulla creazione di un capro espiatorio.
Questa maggioranza non ha niente a che fare con la tradizione italiana di accoglienza che conosce bene i fenomeni dell'immigrazione e dell'emigrazione. Il governo chiarisca al più presto».
L'Onu accusa l'Italia per i respingimenti dei migranti: 'Avete usato la forza' - l'Unità.it

Il respingimento, nell'ordinamento giuridico Italiano arriva con la legge n° 40 del 1998 - legge detta Turco Napolitano,
Legge tutt'ora in vigore ed inasprita dalla Bossi Fini e dalla attuale legge 733 (pacchetto sicurezza) che non a caso si appoggia per l'applicazione dei respingimenti sull'articolo 10 della Turco Napolitano.

Quando il PD la smetterà con la retorica e comincerà a rivedere anche gli errori del passato che hanno aperto la strada all'involuzione razzista di questo paese?

Voglio un paese accogliente che sia in grado di rivedere le leggi ingiuste emesse in questi anni, a partire dal pacchetto sicurezza, a finire alla Turco Napolitano.

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. [14 Jul 2009|11:06pm]

curson
[ mood | drunk ]
[ music | Kamelot - Nothing Ever Dies ]

NO.
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Viaggio ai confini del mondo [14 Jul 2009|01:55pm]

zefiro
[ mood | amused ]

Tutto è cominciato giovedì sera, a Padova per lavoro. Attenzione, sottolineo per lavoro.
Per questo tipo di viaggi uno si aspetta un albergo, non dico 5 stelle, ma almeno decente.
La posizione sembra ottima: pieno centro città, a pochi passi da ristorantini e monumenti più importanti...
...invece le foto sul sito sono meno incoraggianti: immagini piccole e poco chiare, in cui si intravvede un arredamento piuttosto vetusto...
Ma noi siamo persone ottimiste e quindi riteniamo che il gestore non abbia un buon consulente in fatto di comunicazione online...

Arrivate a destinazione possiamo godere della ricercata modalità di promozione adottata dall'albergatore: cartelli giallo fosforescente per comunicare ai turisti che tutte le camere hanno la toilette e che, pensa che fortuna, proprio quel giorno ci sono camere libere... il sottile sospetto di essere di fronte ad un albergo di infima qualità comincia a farsi strada nelle nostre menti.

L'interno, ovviamente, non è da meno... non temiamo di incontrare prostitute perchè probabilmente cercano posti migliori...
Inoltre la meravigliosa stanza si affaccia proprio sulla strada più trafficata della città, con autobus e tram che passano in continuazione...
Inutile dire che non ho chiuso occhio...
E, come se non bastasse, la colazione non è compresa nel prezzo, quindi abbiamo dovuto prenderci dei dolcetti in una panetteria e mangiare su un muretto (nei bar io non posso fare colazione perchè non hanno mai niente che io possa mangiare)...

Almeno il lavoro è andato bene e abbiamo preso la cosa con filosofia, facendoci grosse risate...

Il week-end è andato molto meglio: due giorni di relax con amica e sorellina (18enne) a base di sole, piscina, risate e... terme! Un colpo di testa deciso all'ultimo secondo! Ci siamo trovate davanti alle terme e abbiamo detto: perchè no? La migliore decisione che potessimo prendere ;)


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amarcord [14 Jul 2009|12:22pm]

corinzio
Che bello che è il tubbo!
Mi sto facendo una reimpatriata anni 80!!





e questa poi è davvero un mito!
ci ho le lacrimone, ci ho!

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Polvere liquida! [14 Jul 2009|10:30am]

corinzio
Perchè lui...non graffia!
;P
Amarcord anni 80! Chi se lo ricorda?

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TORNANDO AD OVEST [14 Jul 2009|10:20am]

pauette

Baku è la città del vento ma è proprio il vento che è mancato in questa settimana.
Mi spiega Irada, medico internista, che solo sette giorni all'anno il vento cessa completamente.
Deve averlo fatto in mio onore perchè fuori ci sono 41 gradi e quando scendiamo per visitare qualche clinica o andare a pranzo, è come entrare dentro una gommosa barriera di calore che rallenta i movimenti.
Poco male, si sopporta, si suda, ci si asciuga, si beve acqua aromatizzata alle erbe.
Sono arrivata a Baku verso le nove di sera proveniente da Francoforte.
Dopo aver sorvolato per almeno un'ora un paesaggio roccioso e straordinariamente vuoto di tracce uname (è bello vedere che ne esistono ancora), sotto un tramonto rosso vivo, l'aereo si è lentamente avvicinato ad una vasta piana coperta dalle mille luci di una metropoli. 
Baku City è  adagiata su una baia, in lontananza bruciano alti i fuochi dei pozzi petroliferi.
Il mare è quel Mar Caspio che da bambina eccitava così tanto la mia immaginazione che da queste parti ambientavo ingenue storielle di fantascienza.
Adesso sono qui e la mia parte infantile è felicissima.
All'arrivo all'aeroporto dedicato all'amato presidente  defunto Heydar Aliyev, la fila non procede perché a tutti mancano due fotografie;  nessuno lo sapeva o forse è una regola nuova, sta di fatto che passiamo circa un'ora a fotocopiare le immagini giovanili dei nostri documenti e farci passare per meno vecchi e più ottimisti.
Usciti dall'aeroporto la grande massa di stranieri  giunti  per proficui business in questa ricchissima frontiera, si disperde in taxi e auto con autisti.
Anche noi ci immegiamo in una Lexus nera il cui autista assomiglia a Capannelle.
"Sagol!"
L'albergo è il solito, la solita catena francese che si cala nei territori più disparati garantendo gli stessi standard di qualità e ovattata protezione a quell'insieme itinerante di funzionari  internazionali che vogliono trovarsi sempre un po' a casa.
Molti hanno le facce stanche e annoiate io invece sono tutta eccitata.
Mi piace questo posto, mi incuriosisce, sento una specie di richiamo, forse qui troverò tracce  delle mie innumerevoli vite da gatto, da strega.
Prima di dormire salgo al roof garden e osservo le ormbre, le luci, i fumi, le torri, l'acqua.
I giorni successivi li passo in auto visitando quartieri diversissimi tra di loro: da quelli eleganti e ottocenteschi dei ministeri e delle ville dei primi petrolieri amerciani, tedeschi, belgi, inglesi cha hanno investito in questo posto lontanissimo già alla fine dell'ottocento, a quelli  popolari dei dispensari medici creati dai Soviet, a quelli moderni dove i funzionari di tutto il mondo trovano negozi alla moda e lounge bar. 
Ovunque c'è gente in giro, movimento di persone di tutte le età.
Le donne, libere da veli (l'Azerbajian è una repubblica laica e tollerante) ridono per strada vestite all'occidentale, tornano dal lavoro sfrecciando nelle loro auto e, come i due medici della nostra delegazione, non pensano a sposarsi perchè adesso hanno altre priorità.
Gli uomini sono più statici, i più anziani portano una sedia fuori  di case e uffici e fumano osservando preoccupati  quel  mondo veloce davanti ai loro occhi. In molti hanno il  baffetto stretto tradizionale e curiosi mocassini con la punta rialzata. 
Il cibo è basato su carne e verdura, il kebab è buonissimo mentre la verdura è più misteriosa. Una in particolare  mi ha fatto stare male.
Quindi in camera, mentre vomitavo, ho anche pensato che devo aver dimenticato certi sapori dell'est  nelle mie varie vite, nelle trasformazioni che mi hanno portato ad ovest.
Ma, tutto bene.
Ci tornerò presto.

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Domani in silenzio. Ma quando i blog italiani faranno delle vere battaglie di libertà? [13 Jul 2009|11:42pm]

noblogo
Domani 14 luglio molti blog staranno in silenzio aderendo all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano.

Questo blog domani non pubblicherà post aderendo all'appello.

Ma in tutta sincerità vedo un'abnorme sproporzione tra la protesta per il diritto alla rete e la generale passività dei blog  italiani per vere battaglie di libertà.

La libertà di parola è fondamenta e va difesa ... ma la libertà di parola andrebbe anche usata per battaglie importanti ed in difesa dei diritti fondamentali.

L'occasione per delle battaglie civili importanti, c'era e c'è ... siamo, ad esempio, tutti consapevoli che con l'approvazione della legge 733 sulla sicurezza ci si appresta ad applicare in italia leggi razziali.

Di tutti i blogger, che si fanno anche pubblicità con questa protesta, non ne ho incontrato uno nelle piazze o nelle assemblee a battersi contro il pacchetto sicurezza. Sono leggi razziali, ci sono persone che di queste leggi, non ancora applicate, stanno morendo.
Quanti sono i BLOG che su questa battaglia si sono schierati in maniera concreta e fattiva?

Da gran parte dei blog non ho visto spendere una parola  a favore dei ragazzi arrestati in maniera preventiva prima del G8 con una prassi che ricorda quella fascista.
Solo a Roma sono stati fermati 35 ragazzi e per 10 di loro il fermo si è tramutato in arresto.
La repressione c'è, ed è fisica e concreta nelle strade, ben più concreta di un ipotetico codicillo inapplicabile sulle pagine dei blog.
Dove sono i blogger italiani nel contrasto delle politiche repressive?

Una dei pochissimi blogger ad aver avuto guai giudiziari per un pezzo strettamente politico, e su denuncia di Roberto Fiore di Forza Nuova, è stata Dacia Valent.    Si può avere simpatia o meno per la Valent, condividere o meno le sue tesi, ma l'amore per il diritto di parola e di diritto alla rete implicherebbe il sostegno morale di chi è incriminato per aver espresso opinioni.
Ma quanti blog sono stati in silenzio sulla vicenda e quanti invece sono scesi in campo per linciare la Valent invece che per difendere il suo diritto di parola?

Questo blog cerca di usare con estrema responsabilità la libertà d'espressione che si prende e pretende di utilizzare.

Poiché credo nel diritto di parola di tutti domani No(b)logo starà in silenzio ...


ma dopodomani mi piacerebbe trovare nei blog che hanno fatto questa protesta il coraggio delle opinioni ... la difesa delle libertà e dei diritti di tutti ...  perché la rete italiana non resti quell'amorfo sistema autoreferenziale che negli anni ha dimostrato di essere.




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69/100 [13 Jul 2009|10:42pm]

lependu
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discussione. sulla situazione rom a Roma e non solo. [13 Jul 2009|01:56pm]

noblogo
Prosegue la discussione cominciata su FaceBook e riportata su No(b)logo nel post:

Due documentari della RAI sulla situazione rom a Roma ed una discussione.


Dopo gli interventi di: Fabrizio Casavola di Mahalla, Monica Rossi antropologa, Sergio Giovagnoli ARCI Nazzareno Guarnieri Federazione Romanì,

Interviene Carlo Berini,  che parla a titolo personale e considero una voce molto autorevole sul tema.


Carlo Berini sulla scolarizzazione

La scolarizzazione dei minori rom e sinti è una questione molto complessa che in alcune città italiane si è ridotta esclusivamente nell’accompagnare i bambini a scuola con dei pulmini.
Che i risultati siano deludenti è abbastanza conseguente.
Ogni persona che ha figli sa benissimo che questo non è abbastanza.
C’è bisogno di più.
Ad esempio: i compiti a casa. Ogni genitore sa che se non supporta il proprio figlio nel lavoro a casa, i suoi risultati saranno deludenti e se un bambino tutte le mattine che arriva a scuola si trova subito a confrontarsi con questo handicap, svilupperà già dalla scuola elementare la sua sconfitta di fronte alla sua formazione scolastica. L’abbandono è conseguenza scontata.
Vi è poi una questione più complessa perché nella stragrande maggioranza dei casi si pensa: mandiamo a scuola i bambini in modo tale che non siano più come i loro genitori.
E questo è un pensiero razzista.

Si pensa che le culture rom e sinte siano “spazzatura” e che l’unica cultura vera sia quella capitalistica e dello stato moderno, in tutte le sue diverse accezioni.
E sarebbe bene che tutti facessero una riflessione su cosa è la scuola: uno strumento pensato e costruito per una società, strutturata in un determinato modo.

La scuola è uno strumento che aiuta una società a superare gli status ascritti e a strutturarsi per status acquisiti. Obiettivo, in parte, fallito in Italia, come è già stato scritto.
Inoltre, non è da sottovalutare che la scuola è il monumento della cultura scritta.
Ed è abbastanza evidente, penso a tutti, che la stragrande maggioranza dei Sinti e dei Rom in Italia abbia una cultura orale.

Altro problema importante. Il bambino sinto o rom quando entra a scuola difficilmente trova tracce del suo mondo concreto, della sua cultura.
Questo perché la pedagogia interculturale è una chimera ancora in Italia.

Altro problema. La situazione economica e abitativa delle famiglie.
Difficile pensare alla scolarizzazione quando non sai alla mattina se riuscirai a dar da mangiare ai tuoi figli.

Altro problema. Gli insegnanti molto spesso hanno pregiudizi e stereotipi. La formazione è pressoché inesistente.

Altro problema. Gli stereotipi e pregiudizi non sono solo da una parte. E su questo in pochi lavorano.

A questo punto cosa fare?
L’unica soluzione è il coinvolgimento diretto dei Sinti e dei Rom in maniera diffusa perché decidano cosa fare dello strumento sociale scuola.
Come utilizzarlo, come strutturare i percorsi, ecc…

Pensare che pochi possano decidere per tutti riproporrà il modello fino ad oggi utilizzato.
Bisogna che tutti partecipino.
Da questo principio non si scappa.
Un genitore solo se sarà coinvolto direttamente nelle decisioni, investirà in un certo modo piuttosto che in un altro per la crescita del proprio figlio.
I modi sono molteplici ma questo passaggio è fondamentale.

La Sucar Drom, insieme alle comunità sinte e rom, ha sviluppato dei progetti che hanno avuto buoni risultati:
  • accesso alla scuola superiore dell’80% dei minori con successo per il 30% di loro. C’è ancora molto da fare, il problema con cui ci confrontiamo è che esperienze come le nostre sono quasi inesistenti. Ed è difficile crescere senza confronto.
Ma che sia chiaro per tutti: per fare questo ci vogliono tanti soldi.
Non per nulla dove le minoranze sono riconosciute (vedi il Trentino Alto Adige) i soldi sono un casino.
Quindi attenzione a dire che i soldi sono troppi perché alla fine il risultato sarà solo ed esclusivamente una grande cacciata. Come sta succedendo in tante parti d’Italia.

Carlo Berini su  habitat

Anche la questione abitativa non è semplice soluzione e chi pensa il contrario sbaglia.
Non basta spostare i soldi.
Tant’è che in molte Città italiane, Sinti e Rom, sono stati sbattuti fuori dagli appartamenti di edilizia popolare. E oggi vagano disperati senza meta.
Inoltre, chi è nato e cresciuto in un “campo nomadi” ha subito per anni un messaggio assistenzialista e segregante ed è difficile uscirne.
E’ anche da sottolineare che in tutta l’Europa, ma anche in Italia, gli esempi di ghetti verticali sono innumerevoli, a Bucarest e non solo un intero quartiere è un enorme “campo nomadi”.
In Italia abbiamo la fortuna/sfortuna che i Sinti e Rom sono pochissimi e quindi dovrebbe essere più facile riuscire a superare la ghettizzazione.
Ma è anche da considerare che l’Italia è un Paese che ha pochissimo territorio, in confronto ad esempio alla Francia, e molto di questo territorio è montuoso.
Anche in questo caso la partecipazione diretta e diffusa è un prerequisito indispensabile.
Perché le decisioni sulla testa delle persone non ha mai portato nulla, anche se chi decide è un Sinto o un Rom.
A Roma e a Milano la questione è ancor più drammatica perché negli ultimi vent’anni si è investito pochissimo sull’edilizia popolare.
Il risultato è che se un’amministrazione da una sola casa ad una famiglia Rom o Sinta, finisce inevitabilmente sulle prime pagine dei quotidiani locali. Molte volte con la costituzione di comitati civici.
Ma alcune esperienze positive ci sono: penso a Venezia, dove hanno smantellato due “campi” di Rom kossovari, in pochi anni.
Il problema, anche nel caso habitat, è che queste esperienze non hanno lasciato traccia e nei convegni mai si cerca di fare il punto sulle diverse esperienze.
Nei convegni ci si limita a fare l’elenco delle sfighe. Tra l’altro non abbiamo nessuna traccia nemmeno di quello successo in Abruzzo, decenni fa.
Queste esperienze chi hanno coinvolto?
In quale contesto nazionale e locale e si sono sviluppate?
Quali sono state le risorse? …….
Ad oggi abbiamo pochissimo. Perché?
Per la semplice ragione che non sono mai strutturati centri studi che avessero il compito di studiare questi progetti. Insomma mancavano i soldi.
Non per niente tutti sanno che la stragrande maggioranza di studi esistenti sono stati fatti da neolaureati, insomma i Sinti e Rom erano campo aperto per fare esperienza, curriculum.
E soprattutto i Sinti e i Rom sono sempre stati esclusi.
E non è che in Europa le cose vadano meglio, si pensi all’Ungheria dove ha la sede l’ERRC che spadroneggia in Europa.
Anche su questo una riflessione dovrà essere fatta, prima o poi.
Per esempio: quanti Rom e Sinti sono al vertice di queste associazioni?
Mi sembra, ma mi posso sbagliare, che anche in questo caso ci siano grossi problemi. ma questo fa parte di un’altra discussione…

Ad oggi l’unico tentativo di studio serio sull’abitare dei Rom e dei Sinti è stato fatto dalla fondazione ISMU in Lombardia ma, in stragrande maggioranza, sulle situazioni sfigate.
I grossi numeri dei “campi nomadi”.
Qui c’è da iniziare a capire che bisogna iniziare studi diffusi sui piccoli numeri perché i Sinti e i Rom sono pochi e molto dispersi sul territorio.

E questi studi devono essere guidati e svolti dagli stessi Sinti e da Rom
.

Ma questo non potrà mai avvenire senza un progetto che miri alla partecipazione diffusa.

Faccio un esempio: l’elezione di Yuri del Bar in Consiglio comunale.
Per questo progetto non si è partiti dal nulla. Ma si è partiti quindici anni prima con progetti di partecipazione diffusa di tutti i Sinti e Rom.
Ad ogni elezione i candidati si incontravano con le comunità sinte e rom mantovane.
Quando si è deciso il “grande salto”, tutte le comunità hanno partecipato nella definizione degli obiettivi e nella scelta del candidato. Il resto è venuto di conseguenza. Ma solo grazie alla partecipazione di tutti. Una persona sola fa poco ma insieme si possono realizzare anche i sogni.


_____________________________

Nel ringraziare Carlo, ricordo che questa discussione è sempre aperta
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[saudade_che] Report del presidio a Ponte Galeria [13 Jul 2009|10:16am]

noblogo
Riporto integralmente dal blog "caffènerobollente"
della mia amica [info]saudade_che
il report sul presidio di giovedì scorso, si veda anche il Video |
il Report del presidio a Ponte Galeria
Giovedì 9 luglio, mentre i g8 recitavano la loro pagliacciata sotto i
riflettori dei massmedia internazionali, circa un migliaio di abitanti
del mondo si ritrovava fuori le mura del centro di identificazione ed
espulsione di Ponte Galeria, a Roma.
A pochi giorni dall'approvazione del DDL sicurezza, quindi a pochi
giorni dal prolungamento del periodo di reclusione all'interno dei
C.I.E. a 180 giorni, molti/e compagni e compagne antiautoritari/e ed
anticapitalisti/e hanno ritenuto importante solidarizzare direttamente
con i reclusi e le recluse di questi lager della democrazia.
Oltre alla distribuzione di materiale informativo sono stati letti
numerosi contributi in più lingue al microfono ed è stato diffuso un
numero di telefono per permettere di mantenere un contatto
continuativo tra l'interno e l'esterno. Per manifestare la propria
solidarietà un gruppo di ragazzi ha anche dedicato alcune canzoni
alle/i recluse/i.
Nonostante il tentativo da parte delle forze repressive di oscurare la
comunicazione, numerose sono state le chiamate ricevute dall'interno,
alcune delle quali sono state ascoltate attraverso l'amplificazione
del presidio.

Ancora una volta, i reclusi e le recluse ci hanno ribadito le
condizioni in cui sono costretti/e a vivere, nonostante le continue
intimidazioni da parte della polizia presente all'interno della
struttura carceraria. Tra le numerose privazioni subite all'interno
del C.I.E., il razionamento dell'acqua (1 litro al giorno per ogni
detenuta/o) ha spinto gli/le attivisti/e a dar vita ad una vera e
propria pioggia di bottiglie di plastica oltre le mura del lager.

La stampa è stata tenuta a distanza poichè ritenuta responsabile,
tanto quanto i politici, di aver creato un clima d'odio e di
diffidenza nei confronti dei/delle migranti/e, contribuendo a
costruire lo stereotipo dello straniero come pericolo e nemico
pubblico. Alcune/i attiviste/i dei media indipendenti hanno infatti
attaccato ironicamente la stampa ufficiale, ostacolandone le riprese e
dando fuoco ad un'enorme telecamera di cartone, per ricordare ancora
una volta l'asservimento dei mezzi di informazione di massa a
politiche repressive e securitarie dei governi.
Durante la giornata il silenzio di quell'area desolata è stato rotto
dai nostri cori e urla di rabbia, che si sono intrecciati a quelli
delle/i recluse/i.

Infine, un gruppo di medici ed avvocati del legal team ha deciso di
propria iniziativa di organizzare una delegazione che entrasse ad
incontrare i/le reclusi/e; la prefettura non ha dato l'autorizzazione.

NESSUNA GABBIA
NESSUNA FRONTIERA
TUTTE LIBERE, TUTTI LIBERI

Antirazziste e Antirazzisti
saudade_che: Report del presidio a Ponte Galeria
 
 
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Nomadi, confermata condanna a Tosi [12 Jul 2009|12:25am]

noblogo
L'Arena.it 11/07/2009 Verona.

A più di otto anni dai fatti, è arrivata per il sindaco Flavio Tosi la condanna definitiva a due mesi di carcere per propaganda di idee razziste contro gli zingari. Non c'è più alcun appiglio giuridico neanche per gli altri cinque leghisti finiti sotto processo nel 2004: l'onorevole Matteo Bragantini, il vice presidente della Provincia Luca Coletto, il consigliere comunale e sorella del sindaco Barbara Tosi, l'assessore comunale Enrico Corsi e l'iscritto Maurizio Filippi da ieri hanno sul groppone una condanna definitiva per lo stesso reato del primo cittadino.
Nomadi, confermata condanna a Tosi - Rom e Sinti da tutto il mondo

Dire che sono soddisfatto è poco ..

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Sulla sanatoria - Femminismo a sud [11 Jul 2009|11:35pm]

noblogo

Riprendo da Femminismo a Sud

 

Sanatoria selettiva significa che dalle donne straniere vogliamo esattamente quello che volevano le bianche statunitensi dalle schiave nere.

Possono restare in italia a patto che facciano le serve a tempo pieno. Senza figli, mariti, vita privata, ambizioni, altre possibilità. Badanti. Se sono bariste, sarte, ingegneri, dottoresse non le vogliamo.

La cosa curiosa è la quota di colf e badanti che ogni famiglia può sanare. Tre in tutto. Una badante e due colf. Immaginate voi il giro di soldi che ci sarà. Quante "famiglie" venderanno una firma a straniere in difficoltà mentendo sulla loro mansione. 

Le prostitute non le regolarizziamo ne diamo loro l'opportunità di accedere ad ospedali e servizi, sebbene facciano un lavoro di utilità sociale. Le lasciamo ai ricatti dei pappa. Gli italiani comprano solo badanti e colf con stipendi che variano dai 500 agli 800 euro mensili nella migliore delle ipotesi.

Sanatoria selettiva per genere e funzione destinata alle donne. Sanatoria selettiva che decide chi salvi e chi mandi a morire in libia. Come si faceva nel nazismo. Le donne giovani e forti servivano le famiglie e i militari tedeschi, gli uomini forti a lavorare come muli nei campi e tutti gli altri a morire o a fare da cavia nelle sperimentazioni scientifiche.

La sanatoria selettiva è la conclusione crudele alla approvazione di altre leggi crudeli. Razzismo conclamato, terminale, che si consola con le decisioni del g8 annunciate come un modo per "aiutarli a casa loro". Soldi che passeranno per personaggi orribili come gheddafi o per una cooperazione che non li fa arrivare dove dovrebbero. Soldi che non saranno mai dati e che non arriveranno mai.

E' vero: l'abbiamo preso! L'abbiamo preso in quel posto. Parlo di tutti e tutte. Parlo di tutto il genere umano.
Femminismo a Sud | L'abbiamo preso... il babau

 
 
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Stefano Galieni racconta cose è il Centro di Identificazione ed Espulsione di ponte Galeria [10 Jul 2009|03:29pm]

noblogo
   qui su C6.TV
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miliardi [11 Jul 2009|07:05pm]

noblogo
I leader del G8 e i Paesi africani hanno approvato la dichiarazione sulla sicurezza alimentare, che prevede fondi per 20 miliardi in tre anni attraverso "una strategia coordinata e globale, concentrata sullo sviluppo di un'agricoltura sostenibile, mentre manteniamo un forte impegno per assicurare un'assistenza adeguata con aiuti alimentari d'emergenza". Rainews24.it
 
Per tutta l'Africa, dagli 8 paesi più ricchi e generosi .... sono meno di 7 miliardi all'anno ... sembrano molti?
E dei 20 miliardi strombazzati dai media solo 5 sono freschi, gli altri 15 erano già allocati.
L'Italia ci mette la stratosferica cifra di 450 milioni (
quanto fa in proporzione rispetto ai 30 miliardi assicurati alla Libia?) promessi solo promessi, l'Italia nel passato ha aiutato per soli 2-3 milioni all'anno.

Conviene riflettere sulle cifre, metterle in relazione, cercare di capire causa ed effetto ... 

Ho sentito dire da uno sciagurato giornalista del Giornale, "io li conosco .... vengono dall'Africa perché credono che qui ci sia il paese di bengodi... ed  invece non è vero".

Magari basta anche solo leggere il Sole 24, e sicuramente i migranti, anche se non aprono il quotidiano rosa, hanno molta più cognizione di causa del suddetto giornalista è sanno che in questa nostro bel paese OGNI anno il fatturato dell'economia in nero è OGNI anno di 250 miliardi, che significa 100 miliardi di evasione.
Che,
rispetto ai 150 milioni all'anno di carità elargita, è una cifra bella grossa ...
 
Chi arriva sa che le briciole di questo fatturato sono molto ma molto di più del niente che arriva in africa.

250 miliardi che sono ricchezza per un'Italia, che froda, evade sfrutta, consuma, vota Lega e PdL.

L'umanità che arriva si accontenta delle briciole di questa ricchezza, accetta lo sfruttamento e l'umiliazione perché non ha alternative.
La legge sulla loro insicurezza li rende schiavi di un potere illegale, fortissimo come fatturato e potenza economica.
Dal sommerso li si spinge nelle braccia dell'economia illegale e criminale che fattura all'anno 150 miliardi.

Se si somma all'economia sommersa quella illegale, si arriva a 400 miliardi, che è paragonabile al PIL della Nigeria , PIL che è gonfiato dall'estrazione petrolifera di cui i benefici vanno praticamente tutti a noi paesi occidentali ed alla Cina.
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Due documentari della RAI sulla situazione rom a Roma ed una discussione. [10 Jul 2009|10:22am]

noblogo
La RAI, nelle pieghe di una emittenza sempre più asservita al potere, che quando non incensa o disinforma tace, continua ad assicurare dei buoni prodotti di giornalismo d'inchiesta.

Due documentari usciti in tempi diversi danno lo spunto per alcune riflessioni sulla situazione Rom in particolare a Roma; sull'efficacia degli interventi delle passate amministrazioni, su quello che sta facendo l'amministrazione Alemanno, e su quali programmi ci sono nell'agenda della ora opposizione.

I due documentari sono:Ho approfittato di questo secondo documentario per organizzare su Facebook una sorta di "tavola rotonda virtuale" tra addetti ai lavori, alcuni dei quali anche intervistati da "un modo a colori".

Vi riporto qui, grazie alla disponibilità degli amici, alcuni passi interessanti della discussione.
___________________________________

Sulle mie perplessità su:
- una versione un po' di parte dei fatti da parte del documentario, che a mio avviso, giustamente mette in evidenza gli errori delle precedenti giunte di sinistra ma non analizza quello che sta facendo la giunta Alemanno
- e su alcuni passaggi della conduttrice con delle scivolate antigitane:


Giorgio De Acutis
, della casa dei diritti sociali, intervistato nel servizio:
purtroppo la sostanza del servizio è innegabilmente la verità, anche se inevitabilmente semplifica (ma non troppo)
Fabrizio Casavola, di Mahalla:
Secondo me, non si tratta di antigitanismo o meno, qui si tratta di cifre, soldi, aree pubbliche, grandi e piccole speculazioni.
Insomma, non si possono chiudere gli occhi in nome di chissà quale antirazzismo.
Darei un giudizio differente, se questi risultati garbassero ai Rom stessi, ma non è così, visto che neanche a loro piacciono i moderni ghetti dei campi-sosta.
Megastrutture come i campi, isolate dal resto del mondo, hanno secondo me due scopi:
1) concentrare fasce marginali di popolazione, impedendo loro di evolvere e mantenendoli quindi sotto costante ricatto;
2) costruire un businness dell'emergenza, a favore di comuni, associazioni, volontariato (insomma, tutti tranne i Rom) e di quanti a parole "aborrono" i campi, ma che senza di questi perderebbero una notevole fonte di entrate.
Se è civile battersi per il loro superamento, dobbiamo noi prima di tutto denunciare le poche trasparenze che la loro gestione comporta. Gestione, ovviamente, bipartisan.
[vedi su Mahalla : la mangiatoia I; la mangiatoia II articoli riguardanti la situazione di Milano]

Quanto ai punti di vista, di destra o sinistra, vorrei aggiungere qualcosa.
Il PD romano, ammesso e non concesso che il PD sia di sinistra, ci sta provando a fare le pulci alle promesse non mantenute da Alemanno. Giusto: spetta a loro farlo, più che ad una trasmissione televisiva. E io dalla TV non mi aspetto certi balletti, dove se intervisti uno della destra, devi per forza citare anche la sinistra.
Ma torniamo alle critiche, appunto. Come è possibile criticare Alemanno se, a parte le belle parole, il progetto "fattuale" di destra e sinistra è simile? Il tutto si trasforma nel solito gioco sulla pelle degli altri.
Sul perché il progetto sia simile, dovrei ripetermi: è un businness a cui nessuno vuole rinunciare.


la discussione si è poi focalizzata sul tema scottante della scolarizzazione


Monica Rossi
, antropologa, intervistata nel servizio:
 
Francamente sono d'accordo con Fabrizio.
Penso che sia ora di riflettere su progetti che non hanno portato affatto i risultati attesi, e questo forse si sarebbe potuto fare prima.
L'antigitanismo non c'entra proprio niente, c'entra piuttosto il fatto che il welfare delegato sempre di più al settore privato non funziona.
Il volontariato, anzi meglio, il privato sociale dovrebbe trarre un bilancio spassionato e sincero di questi anni di scolarizzazione.
La situazione attuale è certo determinata dalle istituzioni, ma chi ha accettato il controllo dei campi, le sbarre, i tesserini e quant'altro non credo si possa chiamare fuori dal fare un bilancio spassionato di quanto fatto finora. E soprattutto dal fare una severissima autocritica.
Le condizioni attuali dei campi, le regole per poterci rimanere non risalgono certo a questa amministrazione, ma sono (erano) ben chiare già nella famigerata ordinanza comunale n.80 di Rutelli; le amministrazioni che si sono succedute in questi anni hanno agito in maniera pressochè identica, visto che la proposta (comune ahimè) è quella di costruire mega campi al di fuori del raccordo anulare.
Leggere bandi come quello della scolarizzazione 2005 - 2008 fa venire i brividi.
Si tratta di un progetto malfatto, mal scritto e mal concepito, nel quale viene richiesto il raggiungimento di obiettivi mal formulati prima di tutto nella lingua italiana, e poi proprio concettualmente.
Come si fa a misurare, a valutare, a verificare che sia "facilitata: la responsabilizzazione degli adulti rispetto alla scolarizzazione dei figli" , o "favorire la strutturazione di un atteggiamento positivo nei confronti della scuola nelle comunità dei nomadi" (citato dal bando stesso, punti C e D).
E poi chi dovrebbe fare questo? Operatori con quali qualifiche? MISTERO!
Obiettivi espressi in questo modo sono irrilevabili, dunque restano le frequenze, le quali però essendo entità numeriche ci rendono conto solo della quantità di questo fenomeno, e non ci dicono nulla sulla qualità. E non mi pare che qualcuno abbia rilevato questo assurdo.
Ci ho giusto scritto un articolo recentissimamente su questo tema, se vi interessa ve lo passo volentieri
Secondo me è ora di riflettere senza tabù e senza misteri fra di noi; qualche errore è stato fatto, e la colpa non è certo di chi lo rileva, ma di chi lo ripropone.

alla mia sollecitazione sulla sentenza del TAR,
che ha bloccato i meccanismi d'appalto per la guardiania ai campi e sul ruolo della sinistra di proporre proporre progetti nuovi alternativi a quelli delle giunte Rutelli, Veltroni, e poi Alemanno risponde ancora:
 

Monica Rossi:
Per quanto posso vedere qui a Roma mi pare che gli Assessori della giunta Alemanno si stiano muovendo con una certa cautela, anche se l'impressione è che si voglia in qualche modo spezzare il meccanismo degli appalti per la scolarizzazione, gestiti qui a Roma da cooperative a associazioni forti e con una presenza storica nel settore migranti e più recentemente anche rom.
A me pare chiaro che si stiano preparando per sostituire con altre lobby (le loro) quelle già esistenti.
 
Il punto a cui mi riferivo non è l'appalto per la guardiania (che peraltro credo sia stato bloccato dal TAR infatti), ma quello della sorveglianza h24.
Quello non bisognava accettarlo, bisognava sabotare questi bandi fatti da incompetenti non partecipandoci.

E anzi! questo lavoro di critica doveva essere fatto mooolto prima! Fin dal 2005 cioè, data dell'ultimo bando triennale. Anzi dal 2003!!! E per far questo sarebbe bastato analizzare il bando leggendolo con cura e chiedendosi per ogni punto, come raggiungeremo questo obiettivo? Chiedendoselo col cervello e col cuore, non con l'ansia di vincerlo riempiendo pagine e pagine di quella terribile langue du bois nella quale sono scritti questi progetti, perchè si ha una struttura da mantenere etc. etc. e quindi andando avanti con inerzia, senza ragionare, ma spinti solo da urgenze.
I compagni che come me sono molto critici verso l'associazionismo non lo sono per motivi personali, ma squisitamente politici e diciamo pure epistemologici.
E' mai possibile che in anni di gestione della scolarizzazione non si produca un rapporto, non si fornisca accesso ai dati (e anzi, ARCI sotto questo punto di vista almeno è ordinatissima, ma prima con l'Opera nomadi santa miseria c'era da diventare pazzi) o sia difficilissimo accederci.

Che non vi sia un criterio unico per le rilevazioni, che la valutazione avvenga esclusivamente per mezzo di indicatori formali e quantitativi perchè quelli qualitativi sono espressi in maniera così vaga da renderli incommensurabili.. e tante tante altre cose.
Da sola ho verificato i livelli di alfabetizzazione raggiunta dai ragazzi del Casilino 700 con carta e penna e un pezzo di giornale: Mi leggi questo? Puoi scrivere quello che ti detto?
Beh di 204 che risultavano essere iscritti solo 4 erano in grado di farlo correttamente (considerata età e classe). Possibile che io abbia fatto questo da sola in un campo enorme e le associazioni non possano fare questa semplice verifica? O il comune? O chiunque?

FaceBook, se usato bene è uno strumento impagabile ... infatti chiamato in causa interviene:


Sergio Giovagnoli,
ARCI responsabile welfare e diritti sociali
Carissime/i,
intanto grazie per avere avviato un dibattito estremamente necessario in una fase tanto delicata.
lo dico sinceramente anche non condividendo alcune cose lette, ma nella consapevolezza che è sempre preferibile chi ti critica in faccia di chi ti offende con il pettegolezzo e le menzogne.
Abbiamo tanto bisogno di confronto serio, profondo, sereno, sincero. un confronto a più voci perchè nessuno basta a se stesso, nessuno, neppure gli stessi rom, è in grado di rappresentare tutta la complessità della questione che potremmo definire con il titolo " relazione e intregrazione tra Rom e Italiani". vi prego non fatemi la lezioncina sulla parola integrazione, almeno tra noi diamo per scontato il limite e il rischio di abuso del concetto.
Provo ad argomentare alcune cose che mi hanno colpito dei vostri ragionamenti.

Partiamo dall'attualità. c'è un bando fermato dal Tar di 14 milioni per la vgilanza armata nei campi.
Dopo tante polemiche sullo spreco dei soldi per gestioni e perfino per la scolarizzazione è allucinante che non si levi un grido di allarme da parte di tutte le forze democratiche e le organizzazioni sociali per denunciare questo si come uno spreco di soldi pubblici che non migliorerà la vita dei rom e non darà più sicurezza a romani.
La mancanza di questa reazione è il segno di una sconfitta di tutta l'area della solidarietà che si divide tra chi è più puro e radicale e chi si "compromette" con la gestione del sociale.
Perché non ripartire da qui, dalla ricerca di una condivisa gerarchia di obbiettivi comuni?

A Fabrizio che parla di business, vorrei dire che anche su questo potrebbe essere più efficace, utile e concreto entrare nel merito dei singoli interventi, sviscerare contenuti e costi, risultati e prospettive, anzichè parlare di un generico calderone di speculazione.
Vorrei ricordare che 20 anni fa ci battevamo tutti per farli stanziare i fondi, per migliorare la vita dei rom. Se ora ci accorgiamo che in qualche caso i soldi sono stati spesi male dobbiamo capire dove e come, entrare nel merito e non rigettare a priori la spesa sociale finendo per far passare per ladri operatori e associazioni che hanno scelto la solidarietà sociale come area di intervento lavorativo.
In un mondo dove è lecito fare i soldi facili lucrando su tutto, senza vincoli morali, mi sembra allucinante che debbano sentirsi in colpa esperienze che ogni giorno si misurano con i drammi umani di centinaia di famiglie rom, con il diritto al futuro dei bambini, con le speranze di una vita più dignitosa per gli adulti. Discutendo insieme, nel rispetto reciproco potremmo anche convenire che alcuni interventi non hanno funzionato, che vanno corretti o cancellati, ma il presupposto primo per arrivare a queste verifiche è superare quel grumo di diffidenza che spesso ci divide solo perchè facciamo mestieri diversi.

Visto che vi sto proponendo di approfondire in un prossimo incontro pubblico non vorrei farla troppo lunga, ma vorrei dire a Monica che ha ragione quando critica alcune parti dei bandi scuola. Io potrei farle notare alcune parti molto più assurde di quelle da lei segnalate.
Su questo servirebbe veramente una azione corale. Io però ritengo che la lotta alla dispersione scolastica dei bambini rom (questa dovrebbe essere la dizione esatta) va sostenuta fino ad esaurimento, nel senso che dovrà estinguersi il giorno stesso in cui la stragarnde maggioranza delle famiglie rom sarà in grado di provvedere autonomamente alla scolarizzazione dei figli.
Questo mi convince ancora di più della necessità di superare veramente i campi come luogo di esclusione sociale e culturale.
Quando ci incontreremo avrei il piacere di raccontarvi la vicenda del nucleo rimasto a Savini dopo il trasferimento della comunità a Castel Romano.
Sono d'accordo con Monica che la scolarizazione non va intesa come forma di "sequestro sociale" per togliere i bimbi rom dalla strada.
Ti dico solo che su questo noi abbiamo rotto nel 94 con Opera Nomadi.
Sui limiti di quanto realizzato fino ad oggi parliamone.
Ma nella trasmissione in oggetto sono state dette cose inesatte: l'evasione dell'obbligo scolastico per esempio comporta semplicemente, quando viene sanzionato, una multa di 14 euro;
i ragazzi che vanno alle superiori non sono una ventina come dice Converso ma più del doppio e qualcuno comincia a fequentare i licei.
Nella prosecuzione deglis studi pesa il fattore status giuridico. [nota miase i ragazzi non hanno cittadinanza italiana, o peggio sono apolidi, il diploma conseguito non da loro accesso al lavoro].
Infine vorrei ricordare a proposito del successo scolastico quanto contano alcuni fattori "tecnici" uno fra tutti la disseminazione dei bambini rom in un numero incredibile di plessi scolastici ( castel romano 220 bambini in 48 plessi).
Questo comporta ritardi, fatica, spese superiori di trasporto e non ultima amarezza di fornte a tanta ottusità.
Vi potremmo racontare come funzionano le riammissioni scolastiche dopo le assenze e molto altro, sempre per entrare nel merito ragionare e criticare nel rispetto reciproco. ci proviamo?
un saluto a tutte e tutti e un arrivederci a presto.
Sergio Giovagnoli
p.s. do per scontato il giudizio durissimo sulla tragedia e sulla vergogna di Castel romano situazione in cui siamo stati coinvolti per facilitare il trasferimento attraverso un percorso partecipato con i Rom e L'Università per essere poi brutalmente estromessi nell'attuazione gestita dal Signor Odevaine.
Fabrizio Casavola:
 
Forse devo un chiarimento a Giovagnoli quando mi richiama a  più concretezza.
In questo thread si è parlato soprattutto di politiche scolastiche, io me ne sono occupato sino a 15 anni fa, è passato troppo tempo per parlarne con conoscenza di causa.
I miei metri di giudizio sul "businness" nei campi nomadi partono dall'esperienza milanese, e si misurano sul costo di un rubinetto, di una colonnina elettrica, di un container.
Vengo dal mondo dell'edilizia, ed i Rom che conosco sono carpentieri, manovali, idraulici... non insegnanti.
Solo su questi dati CONCRETI si basavano i due articoli che ho citato.
Su queste basi parlo di costi gonfiati, e posso solo OSSERVARE che certi meccanismi sono facilmente replicabili anche in altri settori. Senza stupirmene, perché ormai mi son fatto una mia idea su come girino i "businness" in Italia. In maniera bipartisan, lo ripeto.
Da qui arrivo ad un altro punto solo accennato da Giovagnoli: l'INTEGRAZIONE.
Integrazione significa anche accettazione di un modello migliore in cui identificarsi.
Se questo è il modello di società che sappiamo proporre (e lo è in effetti), chi ha meno problema ad integrarsi sono i miei tanti amici rom che campano di piccoli furti e che già da tempo condividono il LAVORO con gli italiani (senza grossi problemi di INTEGRAZIONE, mi risulta).
Per tutti gli altri, i manovali che hanno studiato per imparare qualche lavoro e anche dentro il loro campo si vedono sopravanzati da estranei nell'appalto dei lavori più semplici, la vedo molto più dura.
carissimi
non ho visto la trasmissione, ma ho letto molto in merito ed in particolare la vs. interessante discussione.
Non voglio entrare nel merito della questione Roma perchè i risultati sono evidenti a tutti e i benefici per i rom quasi nulla, ma voglio andare oltre nella discussione, perchè quello che accade a Roma, accade anche in quasi tutto il territorio italiano.

Come sempre anche in questa discussione manca un prerequisito essenziale: l'intervento dei rom.
E questo non rende facile la discussione.
Certamente è colpa nostra, di rom e sinti. Ma dovremmo tutti riflettere perchè manca la nostra partecipazione attiva e propositiva.

E' evidente che finora tutta la questione rom è stata gestita nell'ottica del bussines.
Questo è accaduto perchè manca una partecipazione qualificata e competente dei Rom.
Si ha forse paura della presenza di Rom e Sinti preparati per fare meglio una determinata attività per la popolazione romanì?
Se così fosse dovremmo tutti preoccuparci oltre che di un governo razzista

Come sono abituato a dire manca una partecipazione "Come un fine" di Rom e Sinti, i quali sono sempre utilizzati " come un mezzo".

Sono tanti anni che personalmente critico l'assistenzialismo culturale dei Rom realizzata dalla politica con la collaborazione di tante organizzazioni, alle quali non ho mai risparmiato critiche anche dure ma rispettose, e troppo spesso mi considerano un loro nemico.
Quando sarebbe utile attivare delle collaborazioni con i diretti interessati prepararti e competenti?

Invertire la rotta è fondamentale per il futuro dei Rom, delle organizzazioni che si occupano di rom, che dovrebbero investire nella partecipazione dei Rom, avviare ciollaborazioni concrete con professionisti Rom e Sinti.
Perchè non avviene la partecipazione attiva e propositiva di Rom e Sinti?
A chi non conviene la normalità per Rom e Sinti?
In queste domande c'è tutto e le risposte a queste domande possono essere utili per un futuro nettamente migliore per la popolazione romanì.

sulla mia sollecitazione su ruolo della scuola italiana e sulla capacità di insegnati e strutture, di aprirsi ed accogliere i bambini ed i ragazzi rom:

Monica Rossi:
non per dire, ma la scuola non accoglie nemmeno i proletari italiani, non certo solamente i rom, solo che del nostro sottoproletariato non gliene frega davvero niente a nessuno.
Va certamente più di moda l'intercultura che la lotta di classe -_-
A Torbella Monaca le percentuali di evasione dall'obbligo sono altissime, ma non mi pare che si preveda per questi ragazzi un supporto di qualche genere.
Su quella che tu chiami "natura socioculturale della società maggioritaria" avrei molto da dire ma preferirei farlo a voce magari in un incontro diretto.
Queste questioni non possono venire discusse in un post, ma non credo affatto che si debba per forza essere interno al gruppo per scrivere o dire cose sensate (per esempio terapeuta è, no, DEVE essere un estraneo..), le discriminanti devono essere come per tutti le competenze, non l'appartenenza a questo o quel gruppo, perchè così facendo entriamo in contraddizione: critichiamo la legge italiana basata sullo ius sanguinis e poi lo riproponiamo noi sotto altre forme?
Chi ha un po' di esperienza del comunitarismo spinto alle estreme conseguenze come ad esempio nel Regno Unito sospetta di queste forme che per me sono solo una forma molto raffinata ed elusiva di tardocolonialismo che proviene dritto dritto dal dual mandate teorizzato da Lugard negli anni '20.
Preferisco la nostra costituzione, che senza guardare se si è Bantu, Rom o Francesi prevede l'eguaglianza e eguale accesso alle risorse (di qualsiasi risorsa si tratti). Su questo la mia posizione è assolutamente giacobina, e il modello che ho in mente, è quello francese delle maisons de la jeunesse..
Per quanto riguarda il lavoro che fanno le scuole, dal 1992 non esistono più gli insegnanti di sostegno, la Gelmini ha ulteriormente ridotto gli spazi per le attività scolastiche. Poi qui in Italia si è sempre praticata un modello di vulgata interculturale basata su affermazioni generiche del tipo "diverso è bello", che sono certo condivisibili, ma che non aiutano a comprendere e a lottare contro i fenomeni di antigitanismo o antiimmigrati. Bollarli tutti indistintamente come vedo spesso fare sotto la voce "razzismo" non ci fa fare passi avanti nell'analisi di questo fenomeno. (E' chiaro che parlo sempre della situazione romana, ignoro cosa avvenga che ne so, a Treviso nella vita quotidiana).
Ci sono certamente dei razzisti, e crescono sempre di più, ma ci sono anche solo gruppi di cittadini abbandonati completamente, e anche di questo ci si dovrà prima o poi occupare, anche se è un tema scomodo.
Quando con Roberto De Angelis facemmo una lunghissima ricerca sul quartiere Centocelle (dove in quegli anni (1994) c'erano praticamente un terzo dei rom romani), intervistammo le persone del quartiere e queste, sollecitate ad esprimersi sulla presenza rom nel quartiere, non si espressero mai convinzioni razziste, mentre tutti rilevarono più che altro la difficoltà di convivenza relative a due questioni principali: le cose bruciate al campo, e l'immondizia lasciata fuori dai secchioni dopo averci rovistato dentro.
Il razzismo vero e proprio, che è qualcosa di ben preciso, parla un'altra lingua. Quando si usa un termine simile, il dialogo è già finito, perchè non è un termine medio, è la "credenza nella superiorità di un gruppo rispetto ad un altro".
Quello che abbiamo potuto vedere e rilevare noi, in quella specifica occasione, era disagio sociale, quello si.
Allora va detto forse questo, che se su "pezzi" di popolazione già svantaggiati (Centocelle era un quartiere di baraccati italiani delle nostre migrazioni interne, non dimentichiamolo) ci sono stati tirati sopra anche i campi, senza che le istituzioni alzassero un dito per aiutare e sostenere questi due gruppi, rom e non rom. Tutti democraticamente lasciati nello stesso abbandono.
A mio avviso, e come hanno già fatto alcuni ricercatori come De Angelis, vanno create occasioni materiali di incontro nei quartieri in cui sorgono i campi, incontri con tutti, parrocchie, i rom, le scuole, centri anziani, associazioni, tutti (non la chiamo società civile ma intendo questo), organizzando focus group tematici, parlando insieme in un contesto "protetto e amichevole", magari con scadenza mensile, e conclusi da una bella festa. Cioè la ricerca azione. Io ho sempre praticato questa metodologia e non ne sono mai stata delusa, certo una ricercatrice da sola e per di più precaria può fare pochino, allora uso questo spazio per lanciare un appello.
Chi ha la voglia e la pazienza di intraprendere questa grande operazione di pedagogia autogestita dal basso?
 

La discussione su Facebook si è chiusa qui.
Il blog è aperto a tutti per ulteriori commenti.

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notizie sugli arresti preventivi del G8 [09 Jul 2009|04:01pm]

noblogo
Luigi Nieri, che ieri ha visitato gli arrestati, ha denunciato:
«Una delle ragazze è stata malmenata al momento del fermo e ha lividi sulle gambe, dietro la schiena e su un braccio».
Il Tempo - Roma - Strip-tease, occupazioni e proteste
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Le bugie di Maroni - Il reato di clandestinita' colpisce sia l'ingresso che la permanenza irregolare [09 Jul 2009|03:56pm]

noblogo
Senza essere un giurista lo avevo detto qui, oggi arriva la valutazione della Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione
"Quel che dice il ministro Maroni e' sconcertante e privo di fondamento giuridico"
Lorenzo Trucco, avvocato e presidente dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) commenta cosi' le dichiarazioni del ministro dell'Interno, nell'intervista pubblicata dal quotidiano Libero venerdi' scorso, secondo il quale "qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza sa bene che la legge penale non ha effetto retroattivo. Pertanto, il reato di immigrazione clandestina non si puo' applicare a chi e' gia' entrato in Italia anche se irregolarmente".
Per il presidente dell'Asgi non e' vero: "Il disegno di legge approvato il 2 luglio punisce non solo l'ingresso illegale nel nostro Paese, ma anche la permanenza. E quindi dal giorno dopo in cui entrera' in vigore, ogni straniero senza permesso di soggiorno e' autore del reato di clandestinita' per il solo fatto di essere in Italia".
ASGI
 
La strategia della Lega è basata sull'effetto paura ... non sull'applicabilità della legge.
E questo effetto funziona, sta funzionando per allontanare i migranti dalla sanità, per far cacciare le donne che lavorano presso le famiglie, riprendo da La Stampa - Con il pacchetto sicurezza
boom di badanti cacciate.
«Hanno paura. Tutti: le lavoratrici e le famiglie». E la paura fa agire d’impulso: così, negli ultimi dieci giorni, decine di colf che lavoravano senza permesso di soggiorno si sono ritrovate in mezzo a una strada. Allontanate dalle famiglie per «paura delle nuove misure contenute nel pacchetto sicurezza» spiega Adriana Cretu. E aggiunge: «Tante lavoravano nelle stessa casa da uno o due anni. Persone fidate; eppure non è bastato». Un’istantanea di questo esodo alla rovescia non esiste. Ma chi conosce a fondo quest’universo ha pochi dubbi: «I casi sono centinaia».
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La lettera dell'antropologa Annamaria Rivera al Presidente Napolitano. [09 Jul 2009|02:59pm]

noblogo
ricordo che domani sera Annamaria Rivera, antropologa, presenta il suo ultimo libro "Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo", nell'ambito di una serata di protesta contro le nuove leggi razziali [19:30 Libreria Griot, via di S. Cecilia 1-A, Roma]

 
Annamaria Rivera. Al Presidente della Repubblica
 
09 Luglio 2009

Illustre Presidente,

da cittadina della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, da studiosa dei meccanismi del razzismo, da antropologa impegnata in difesa dei diritti dei migranti e delle minoranze, faccio appello rispettosamente al Suo ruolo di garante della Costituzione, per chiederLe di non promulgare la nuova normativa (“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”), approvata in seconda lettura dal Senato il 2 luglio scorso. Essa contiene norme palesemente incompatibili con la Costituzione e con le regole del diritto internazionale, recepite nell'ordinamento della Repubblica. Mi riferisco in particolare a quei dispositivi che di fatto interdicono l'esercizio di alcuni diritti umani fondamentali a coloro che non hanno un titolo di soggiorno in regola, e non certo per loro scelta o volontà: il diritto alla salute e all'istruzione, il diritto di contrarre matrimonio, di dar vita a una famiglia, addirittura di riconoscere i propri figli.

A mio parere e a parere di molti altri studiosi, sono norme che negano il riconoscimento della dignità di esseri umani a un'intera categoria di persone, criminalizzate non per singole condotte individuali delittuose, ma per ciò che essi sono, in ragione cioè di una condizione giuridica e sociale che essi non hanno scelto. Questi ed altri dispositivi, come l'introduzione del reato d'ingresso e soggiorno illegale, la dilatazione abnorme della detenzione amministrativa, la schedatura dei senza fissa dimora, si configurano come persecutorie nei confronti dei migranti, delle minoranze rom e sinte, perfino dei rifugiati.

La nuova normativa non servirà, certo, a risolvere e razionalizzare la situazione irregolare dei tanti lavoratori e lavoratrici che, privi di un titolo di soggiorno, nondimeno contribuiscono all'economia del Paese e al benessere delle famiglie italiane. La lettera e lo spirito che la contraddistinguono, infatti, sono volti piuttosto ad additare alla popolazione italiana un nemico al quale attribuire la responsabilità della loro insicurezza. Norme gravissime in sé, a illuminarle di luce ancor più sinistra vi sono l'incoraggiamento alla delazione di massa, la legalizzazione di milizie private, l'incitamento alla caccia allo straniero e all'estraneo, che rendono più evidente la continuità con le fasi più oscure della storia europea.


Egregio signor Presidente,

vorrei continuare a considerarmi e ad agire da cittadina di un Paese democratico, nato dalla lotta contro il nazifascismo e il razzismo che gli fu intrinseco; vorrei poter ancora esercitare il mio diritto di aiutare ed essere solidale nei confronti dei miei concittadini stranieri, rom e sinti.

Se la nuova normativa fosse promulgata, temo che l'Italia non sarebbe più il mio Paese.


Rispettosi saluti,


prof. Annamaria Rivera,

Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali, Università degli Studi di Bari

(da Notizie minime della nonviolenza n cammino, 9 luglio 2009)

 
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La chiesa ed i pretacci di strada. [09 Jul 2009|11:50am]

noblogo
Don Alessandro Santoro della comunità di base delle Piagge ha celebrato ieri la messa con l´altare coperto da un drappo nero, in segno di lutto e di protesta contro le norme contenute nel pacchetto sicurezza che introducono il reato di clandestinità, e ha chiesto al vescovo Giuseppe Betori di farsi portavoce dell´indignazione della comunità cristiana.
...
Don Santoro scrive:
«Come cristiani e credenti in Dio non dobbiamo e non possiamo obbedire a questa legge oltraggiosa e orribile e con fermezza dobbiamo gridare il nostro no a questa barbarie anticostituzionale e implorare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a non firmare questa legge.
Continueremo a tenere aperte le porte a tutti "i poveri cristi" e chiediamo al nostro vescovo, monsignor Giuseppe Betori, di prendere posizione rispetto a questa legge offensiva e farsi portavoce dell´indignazione della nostra comunità cristiana».

Santoro: altare a lutto per la legge sui clandestini - Local | L'espresso


Don Santoro
è un "
pretaccio di strada, insieme a gente comeil vulcanico Don Gallo, che a 80 anni si batte per i diritti di rom, islamici, transessuali.

La definizione di preti di strada, di prettacci, se la danno da soli anche con una punta di ammiccante civetteria.

Questa è una chiesa di strada, che sta veramente dalla parte degli ultimi
La chiesa di
Don Ciotti e dell'assocciazione libera
quella di padre
Alex Zanotteli che chiama alla disobbedienza civile e dice:
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora infliggiamo agli immigrati, peggiorandolo, lo stesso trattamento, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo.

Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e di una xenofobia crescenti di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare.

 
C'è anche la chiesa dei padri Comboniani, che si battono contro la discriminazione in Campania e del vescovo di Caserta Nogaro, che è il primo firmatario di un Appello per una notte dell’ospitalità che dice:
"con la votazione al Senato, il nostro Paese ha approvato il cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” compiendo un altro decisivo passo verso il buio e l’orrore della vita democratica.
Con questa legge, l’Italia ha scelto di considerare ogni cittadino straniero privo di documenti non come una PERSONA ma come un CRIMINALE, con un’infinità di restringimenti per la sua dignità"
....

"Questa Legge viene votata dentro un contesto che si sta facendo sempre più xenofo e razzista, in mezzo a un silenzio della società civile e della chiesa per noi inaccettabile."
...
"Pertanto, credendo fortemente di dover ubbidire unicamente alla legge del Vangelo che è la legge dell’amore e dell’ospitalità, vogliamo raccoglierci insieme per dar voce ai diritti negati a tante donne e uomini che rischiano di non avere più voce né vita e vogliamo segnare con gesti profetici e di accoglienza i giorni che verranno."
 

E' una chiesa, questa, che è sotto attacco proprio da parte di parte di quelli, come la Lega e la destra più retriva, che si autoproclamano difensori di una presunta e fantomatica "Identità Cristiana".

Spesso è in stridente contrasto con gli stessi fedeli, come accadde qualche anno fa ad Opera, si veda il racconto di Petruzzelli in "non chiamarmi zingaro".

Una chiesa costante contrasto con le stesse gerarchie vaticane e lontanissima dai "credenti da consiglio d'amministrazione" dell'Opus Dei.

E' la chiesa militante di Don Peppino Diana quella laica di Don Franzoni.

Io non mi considero più credente dall'età della prima comunione, e sono lontanissimo dal cattolicesimo, ma nel mio modo di sentire la politica e l'impegno un paio di citazioni di Don Lorenzo Milani rappresentano molto bene il mio modo di pensare:

" Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri"

"niente è più ingiusto che far le parti uguali fra disuguali"

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Addio George! [09 Jul 2009|10:18am]

corinzio
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Dicono che Michael Jackson abbia avuto una grande influenza nella storia della musica....
beh; credo che nessuno ne abbia avuta più di questo signore qui sopra. Si tratta del signor George Fullertone che, tanto per capirci, è sempre stato al fianco del signor Leo Fender nel corso degli anni, creando i bassi e le chitarre elettriche che hanno cambiato il volto della musica degli ultimi 60 anni!
Avete presente la chitarra di Jimi Hendrix? IL basso di Pastoriuous? La chitarra di Mark Knopfler?
Beh....in tutti questi strumenti qui e in tutti quelli che ci sono sempre stati e sempre ci saranno nella storia della musica, questo signore qui c'è stato e ci sarà per sempre! Se siamo in quello che facciamo, l'anima del signor Fullerton vivrà per sempre in migliaia e migliaia di note suonate da musicisti di tutto il mondo.
Perchè George se ne è andato in silenzio pochi giorni fa, dopo una settimana dalla morte della moglie.
Nessun articolo, nessun servizio in televisione: solo l'affetto ed il ricordo dei (tanti) amanti della musica che non potranno dimenticarlo.
Volevo solo condividere con voi.
Addio George.



Tanto per citare qualcuno a cui George e il suo amico Leo hanno fatto proprio un favore...

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